Age of Sparta: la recensione del nuovo strategico Gameloft per iPhone e iPad

Gameloft, non mi vergogno a dirlo, è stata forse la migliore casa di produzione di videogiochi per dispositivi mobile in passato. Certo, non ha mai brillato per originalità, ma ci ha permesso di giocare a titoli che, specialmente quando gli iPhone e gli iPad non avevano la diffusione odierna, molte altre case non pensavano nemmeno di sviluppare.

È chiaro, però, che a comandare sempre è il vil denaro… E questo l’ha capito bene proprio Gameloft, che da creare giochi di tutto rispetto si è messa a fare titoli di qualità… beh… piuttosto dubbia.

Per questo non avevo grandi aspettative sul nuovo Age of Sparta, uscito la scorsa settimana per iOS ed Android. Per risparmiare tempo ho cercato qualche recensione in internet (il gioco è gratis) ma nessuno si è preso la briga in giro di scriverne alcuna, quindi ci ho pensato io. Erano tutti troppo impegnati a giocare o Age of Sparta è così brutto da non doverci spendere nemmeno poche righe di testo?

Ritorno alla Grecia

Personalmente sono un amante dell’antica Grecia. Mi piace la cultura, la mitologia, la storia; ho avuto anche l’occasione di visitarla qualche anno fa, ed è veramente bella. Per questo cerco di dare un’occhiata a tutto ciò che la riguarda.

Purtroppo, in questo caso non posso assolutamente ritenermi soddisfatto a livello di ambientazione; la storia non si capisce bene (tutti vivevano felici, poi Sparta attacca Atene e poi, non si sa bene come, bisogna sconfiggere i persiani…).

Il gioco si divide in due parti: la parte gestionale, in cui bisogna costruire la città, e le battaglie.

Quando vediamo la nostra città per la prima volta, dobbiamo dire che non è male. La grafica è semplice, ma ben realizzata, e gli edifici sono molto curati, con una musica che ben ricrea le atmosfere dell’antica civiltà.

Ovviamente tutto l’entusiasmo va a cadere quando vediamo che non esiste alcun tipo di risorsa: solo i diamanti e le monete. I campi di grano producono oro, le viti fanno oro, il municipio… fa oro. La popolazione non sembra aver bisogno di nutrirsi, né di bere, ma solo di combattere. Ah, ovviamente per produrre oro ci vuole tempo, nei vari edifici, ma possiamo anche accelerare il processo.

Con un po’ di moneta sonante, anche il grano si sbriga a crescere. Non fa una piega (o magari c’è lo zampino di Re Mida). Per accelerare si usano i diamanti, che come immaginerete vanno acquistati con dei soldi, quelli veri però.

Visto che la parte gestionale è così ridotta all’osso, e ci limiteremo a visitare la nostra città solo per raccogliere un po’ d’oro, almeno potremmo pensare che la parte relativa alle battaglie sarà degna di essere giocata…

La furia di Ares

Ormai avrete sicuramente capito cosa penso di questo gioco.

Infatti, le battaglie sono forse il fiore all’occhiello della bruttezza di Age of Sparta: per prima cosa, non esiste praticamente strategia. Le due armate, la nostra e quella nemica, camminano all’infinito una verso l’altra, senza mai incontrarsi, almeno in apparenza.

Noi potremo scegliere la disposizione di cinque “gruppetti” di tre soldati che andranno in battaglia con la regola della morra cinese: sasso batte forbici, forbici battono carta, carta batte sasso. Con una variante: ci sono le truppe “Premium” (a pagamento) che battono il sasso, le forbici e la carta. Simpatico, vero?

Ad aiutarci contro i nemici ci sono poi gli dei. Di tutto il pantheon greco composto da 12 olimpi e tutto il “contorno”, qui l’hanno spuntata solamente due dei, Zeus e il fratello Ade. Ma non erano sei fratelli in tutto? Almeno gli altri quattro potevano metterli.

Per combattere con i nemici, poi, potremo stringere delle alleanze con altri giocatori; fortunatamente questi sono raggruppati per stato, così che noi troveremo solamente giocatori italiani e non avremo problemi di comprensione della lingua; almeno quella.

Concludendo. Io il gioco l’ho provato, e non mi è piaciuto. Non è il problema di essere gratis (gioco ogni giorno a Piante contro Zombie 2) ma è proprio un problema di fondo, di creare un gioco non con lo scopo di divertire e anche di guadagnare qualcosa, ma solo ed esclusivamente di guadagnare. E una casa di produzione che persegue solo la filosofia del soldo è destinata, finché ce la fa, a vivere di gloria passata, per poi cadere inevitabilmente nel baratro. Pensiamo a Zynga.

Per cui non ci rimane altro che sperare in un’inversione di tendenza. Netta, però.

Se siete temerari e volete provarlo, Age of Sparta si scarica da questa pagina di App Store.

REVIEW OVERVIEW
Trama:
Grafica:
Sonoro:
Gameplay:
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age-of-sparta-la-recensioneAge of Sparta non è un gioco gestionale né strategico, come non lo sono molti altri usciti negli ultimi tempi. In un gestionale si gestisce, si cerca di far prosperare una città o un'attività senza farla fallire, non si produce oro e basta. E in uno strategico si usa una strategia, non la regola del "chi paga vince". Non ci siamo.