Se con la digitalizzazione delle transazioni e con la progressiva dematerializzazione del contante, almeno dagli anni Novanta a questa parte, ha iniziato a imporsi nella mente di cittadini, utenti e consumatori una nuova concezione del denaro, non più strettamente connesso al formato della banconota o della moneta, vero è che questa tendenza ha iniziato a riguardare tutti gli ambiti del digitale, compreso quello dell’intrattenimento. Sempre più spesso si sente parlare di “soldi veri”, “soldi virtuali”, “moneta elettronica”, “cashless”.
In realtà tutti questi termini meritano un approfondimento – in questo caso legato all’entertainment – poiché potrebbero generare un po’ di confusione anche agli occhi dell’utente digitale più smart.
Dagli acquisti in game alle loot box
Il gaming, ma anche il gioco legale a distanza, sono i maggiori comparti dell’intrattenimento online in termini di accessi e utenza. Nel campo videoludico esistono numerose possibilità di giocare in Rete, alcune completamente gratuite, come le piattaforme dedicate a giochi basici e multicategoria, nati per intrattenere senza troppe pretese grafiche o di contenuto durante una pausa, dal desktop o dal cellulare. L’industria del videoludico è però anche una realtà aziendale consolidata, se si considera che solo a fine 2020 tale mercato valeva ben 175 miliardi di dollari. Chiaro è che gli appassionati comprano console, dispositivi e titoli con soldi veri, ma esiste una forma di transazione che avviene direttamente durante il gioco: si tratta degli acquisti in-game (o in-app), un primo ponte tra denaro reale e virtuale.
Cosa sono, e come funzionano gli acquisti in-game? Si tratta di micro-transazioni che avvengono direttamente mentre si gioca, e possono consistere nell’acquisto di oggetti, funzionalità o poteri speciali che magari fanno avanzare di livello, oppure danno un tocco di personalizzazione al proprio personaggio.
Fornite, ad esempio, è uno dei videogiochi più famosi per questo tipo di transazioni, le quali hanno generato ricavi del valore di un miliardo di dollari. In generale gli acquisti in-game sono un trend in netta crescita, visto che, secondo le stime, rappresentano più dei tre quarti dei guadagni di un titolo, e riguardano almeno la metà dei player, alcuni dei quali arrivano a spendere anche qualche centinaio di dollari in una sessione.
Un altro esempio di acquisto in-game è quello delle loot-box. Cosa sono? Niente meno che dei pacchetti-sorpresa che i giocatori comprano con soldi veri durante il gioco, presenti in titoli di successo come FIFA, Fortnite, Counter-Strike. Il contenuto del pacchetto è però determinato da un generatore casuale e, finché non ha pagato, il gamer non sa quali vantaggi – tipo armi o armature, ad esempio – o “skin” estetiche per i personaggi gli saranno toccati. Il desiderio di ottenere contenuti esclusivi e l’imprevedibilità delle box fa sì che i giocatori siano portati a spendere molto nelle loot box, che rappresentano peraltro gran parte dei guadagni per le aziende produttrici di titoli di tendenza.
Il meccanismo delle loot box richiama inevitabilmente l’elemento “imprevedibilità” tipico del gioco legale a distanza. Anche in questo ambito va fatto chiarimento in merito al concetto di “soldi veri”. Prendiamo il caso delle slot machine: esistono delle versioni “demo”, incomplete, che servono a provare gratuitamente il gioco, senza effettuare un deposito. Quando invece il giocatore maggiorenne decide di aprire un conto, allora può accedere al palinsesto completo, che include titoli come le slot online con soldi veri, dalle quali si può generare una vincita, talvolta anche se si utilizza il cosiddetto bonus senza deposito. Quest’ultimo è un credito virtuale per testare i giochi che, in qualche caso, ove previsto dall’operatore, può essere convertito in denaro reale, soddisfacendo determinati requisiti di puntata.
Il caso del Metaverso e il play-to earn
Un approfondimento a parte merita l’economia del Metaverso, il regno dell’intrattenimento iper virtuale per eccellenza.
Pare che gli utenti, soltanto nell’anno appena trascorso, abbiano speso quasi due miliardi di dollari per comprare terreni nel Metaverso, da Voxels – che si avvale della criptovaluta Ethereum – fino a Decentraland, i cui appezzamenti valgono anche migliaia di dollari e che, al proprio interno, ospita anche il casinò virtuale Ice Poker. Come un gioco nel gioco, anche su Ice Poker gli utenti possono, su invito, accedere ai tavoli e cimentarsi al tavolo verde. Per poterlo fare devono però avere un lasciapassare Nft – che può costare anche quasi 7mila dollari – salvo poi, in caso di vincita, poter trasformare le monete in soldi reali o meglio, in Ethereum.
Il gioco e il sistema crypto sono anche alla base di un tipo di transazione che avviene in alcuni giochi: il play-to-earn. In poche parole, gli utenti scambiano NFT e criptovalute direttamente giocando, oppure barattano oggetti, come ad esempio le carte da collezione. In altri casi, come sulla popolarissima Twitch, si possono accumulare i cosiddetti Bit, che poi potranno essere convertiti in moneta virtuale, e lo stesso vale per i “Pips” di Fruitlab, accumulabili pubblicando e guardando video e convertibili in buoni oppure piccole somme di denaro.




