Apple Research Kit: una buona azione di Apple per aiutare la ricerca medica

Apple è una società che mette a disposizione degli utenti prodotti obiettivamente belli. E gli utenti nel corso degli anni la hanno premiata, facendola diventare una delle aziende più ricche del mondo; ricchezza che, in alcuni casi come quello che è stato mostrato stasera, può esser investita bene.

Ovviamente si tratta di una trovata di marketing per far vedere che Apple è vicina agli utenti bisognosi, ma prendiamo ciò che di buono ci viene dato, e parliamo di Apple Research Kit.

La ricerca medica

Da veterinario, conosco il significato di ricerca medica, e di come essa si svolge. La mia tesi di laurea era incentrata sulla diffusione in Italia di una malattia infettiva che colpisce tanto gli animali quanto l’uomo, ed ho lavorato a contatto con professori sia medici che veterinari in quel frangente.

Il problema principale di quando si svolge una ricerca è la raccolta di dati. Di solito, infatti, i dati te li devi cercare, e non è facile.

Per capire, ad esempio, se un certo sintomo può essere utile per capire che una malattia sta arrivando, dobbiamo valutare tanti pazienti malati e vedere se, nelle prime fasi delle malattia, queste persone hanno manifestato quel sintomo. Così si potrà dire a tutti i medici “signori, quando vedete quel sintomo fate fare al paziente un test per quella malattia” e sarà possibile diagnosticare e risolvere precocemente il problema.

Chiaramente, se non si trovano pazienti malati da analizzare, non si arriverà mai a questo, ed è qui che entra in gioco Apple.

Per varie malattie, la società propone infatti un’app ad adesione volontaria che dovranno utilizzare gli utenti malati. Qui saranno presenti alcuni test, o verranno poste delle domande, o verranno indicate delle valutazioni da fare, che sempre volontariamente potranno essere svolte dal malato e i risultati saranno inviati non ad Apple, ma all’università o comunque all’ente (un ospedale) che sta svolgendo la ricerca, facilitando il compito.

Insomma, saranno i malati a contribuire (non economicamente) alla ricerca sulla propria malattia, in modo concreto.

Apple Research Kit

Il kit che Apple mette a disposizione degli enti funziona grossomodo così: l’ente ha dei soldi da spendere o riceve finanziamenti statali per la ricerca, e impiega parte di questi sviluppando un’applicazione per iPhone (sfruttando degli strumenti già pronti presenti nel kit), in base alle proprie esigenze. L’app viene resa disponibile su App Store, liberamente scaricabile.

I malati potranno così iniziare ad usarla con i modi e con i tempi stabiliti dagli sviluppatori, in collaborazione con i medici. I dati saranno ovviamente anonimi e verranno integrati con dati provenienti da ogni altra parte del mondo, che così saranno tantissimi (non si prendono solo in considerazione i pochi pazienti con quella malattia che si curano all’ospedale X, insomma) per essere poi analizzati.

Infine, quella che forse è la caratteristica migliore è il fatto che il kit viene distribuito in modo open source: questo significa che il codice sorgente è a disposizione di tutti gli sviluppatori, e può essere all’occorrenza modificato e adattato, in modo da poter sviluppare app che si integrino con questo sistema anche per altri sistemi operativi come Android o Windows.

In questo modo la diffusione delle applicazioni diagnostiche sarà ancora più estesa e capillare perché non sarà limitata ai soli possessori di iPhone, ma anche a chi ha uno smartphone diverso (e, nella maggior parte dei casi, meno costoso).

Lo ribadiamo: è stata sicuramente una mossa di marketing (tipo quando i politici fanno beneficenza) ma obiettivamente è un sistema che darà un grande aiuto per la ricerca. Un cellulare in tasca, vecchio o nuovo, lo abbiamo tutti, anche le persone malate. Che così possono dare un aiuto concreto, in un momento in cui la ricerca sembra essere, almeno nel nostro paese, l’ultima ruota del carro per chi ci governa.